|
|
|
|
| CUCINA ¦ BARZELETTE ¦ POESIE¦ DA SCOPRIRE¦ IN DIRETTA¦ LABO |
| |
TRAM FIRENZE, LO SHOW CECCHINI
Modelle nude sfllano per strada
Quattro ragazze nude ma dipinte che si muovono tra i tavoli di uno storico
ritrovo dei futuristi del primi del '900. E' questa la performance di
Graziano Cecchini per protestare contro il progetto di tramvia a Firenze sul
quale i fiorentini sono chiamati a un referendum. Cecchini era salito agli
onori delle cronache dopo aver colorato di rosso la Fontana di Trevi e
gettato migliaia di palline colorate dal Trinita' dei Monti a Roma.
Le quattro modelle sono state fatte sfilare per alcuni minuti anche in
Piazza della Repubblica. Poi a salutare Cecchini è arrivato anche Vittorio
Sgarbi insieme al promotore del referendum, il consigliere comunale dell'Udc
Mario Razzanelli. Grande ressa di fotografi, cameramen e giornalisti per
vedere la nuova provocazione.
L'artista ha ricordato che "a Firenze, per costruire la tramvia, stanno
abbattendo alberi secolari. Sarebbe bello regalare una sega elettrica al
sindaco Domenici per dare il primo colpo a un albero centenario che deve
essere abbattuto per far posto al tram".
Cecchini ha proseguito affermando che "i fiorentini non vogliono la tramvia.
E sono curioso di vedere cosa diranno i fautori del tram quando le tessere
dei mosaici del Battistero - ha concluso - cadranno per le vibrazioni provocate dal passaggio del tram"
Il referendum consultivo cittadino sulla tramvia è in programma domenica a Firenze. Voteranno sul
progetto delle linee 2 e 3 i 300mila residenti nel capoluogo toscano.
>>>>>>>>>> |
SUL CAPPELLO CHE NOI PORTIAMO (Achille Ziccardi)
C’è una lunga penna nera…
Salve gente. Sono quel ciccione che tempo fa vi ha raccontato la storia delle nostre Alpi e della gente che ci abita, in borghese e in divisa. Volevo raccontarvi che ho realizzato uno dei sogni della mia vita: quello di partecipare ad un raduno nazionale annuale degli Alpini, a Cuneo, 90 Km. a sud di Torino, lo scorso maggio.
E’ una cosa che non si può raccontare con parole: bisogna viverla. Bisogna mettersi nei panni di un vecchio emigrato, coi suoi ideali, i suoi sentimenti e i suoi ricordi. Pensate: una città di 60.000 abitanti che riceve la visita di 450.000 Alpini di tutte le età e da tutta Italia e dal mondo, in allegria ed ordinatamente. Si canta, si suona, si passeggia, si condividono ricordi di servizio militare e di missioni all’estero, perfino di guerra per i più anziani, con un pensiero ai compagni che non sono ritornati, le “penne mozze”. Le strade sono piene di “penne nere”, le chiese e le palestre ospitano gruppi corali, le piazze ospitano fanfare, e dappertutto, ad ogni finestra, ad ogni balcone, ad ogni lampione, il tricolore che mi è tanto caro.
Emozioni forti, cari lettori. Fortissime. Quasi incontenibili in certi momenti.
Come per esempio quando una fanfara era preceduta dalla bandiera portata da una bella giovane Alpina, con un sorriso dolce e strafottente allo stesso tempo. Sul petto, Una striscetta colorata. Le ho chiesto cosa significasse. La risposta, una sola parola: Kossovo. Brava caporal maggiore, sono orgoglioso di te, come se fossi mia figlia.
Come per esempio quando una piazza grande come 4 campi di calcio, piena di gente, con la fanfara della Brigata Taurinense, ha cantato l’Inno Nazionale: e io cercavo di cantare, volevo cantare con loro, ma la voce non mi usciva dalla gola, tanta era l’emozione.
Come per esempio quando nella cattedrale il presentatore di un coro annunciava “Il testamento del capitano” (ricordate ? Il capitano morente che ordina ai suoi soldati di tagliare il suo corpo in 5 parti …) e poi ci dice che lì davanti c’era il fratello di quel capitano, morto in Russia … un vecchietto candido su una sedia a rotelle, anche lui col suo cappello alpino, anche lui non voleva mancare alla festa annuale.
Come per esempio quando il presentatore di una manifestazione di Alpini Paracadutisti ci spiegava che gli USA avevano chiesto all’Italia questi uomini per l’Afghanistan; impressionati dalle loro prestazioni, avevano decretato che avevano diritto al titolo di Rangers. La reazione ironica è stata: “Siamo Alpini, siamo Parà e siamo italiani: cosa ce ne facciamo di un titolo di Rangers ?” (ovazione della piazza)
Come per esempio quando ho sentito una canzone corale che stranamente non conoscevo: ricordo le ultime parole: Anche a naia finita – l’Alpin sempre sarà – Alpino per la vita – Alpin per l’eternità. (naia = servizio militare, in gergo) Essere Alpino è un marchio a fuoco.
Purtroppo i media non hanno raccontato quasi niente. L’adunata degli Alpini “non fa notizia”.
I media hanno decretato che agli italiani bisogna riempire la testa di pubblicità e di scemenze varie, ma parlare di valori sani e puliti è escluso. Poi ci si chiede perché gli italiani sono diventati quello che sono diventati. Come direbbe Beppe Severgnini: L’Italia è quel paese che ti procura un attacco di beatitudine o di rabbia ogni 100 metri e ogni 10 minuti.
Questo volevo raccontarvi. L’anno prossimo l’adunata nazionale degli Alpini sarà a Bassano del Grappa, il 2° WE di maggio. Se potete, andateci. Non ve ne pentirete. Ma ricordate: non andateci da turisti come andreste al Palio di Siena: andateci col cuore, perché gli Alpini sono tra il meglio che l’Italia ha da offrire; perché tutta Italia ne è orgogliosa.
Achille Ziccardi
>>>>>>>>>>>>>>>
|
Ciao!
Conosciamo tutti la parola ‘ciao’, peró pochi sanno che questa espressione è solo entrata nella lingua italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Ciao deriva dalla parola dialettale veneziana ‘s-ciao’, che significa schiavo. Era un modo di salutarsi basato su un gioco di ruoli sociale in cui chi saluta si presenta come servo/servitore del salutato, che in questa occasione è considerato il superiore
>>>>>>>>>>>>>>>
|
COSTUME CAMBIANO I SENSI DI COLPA. GLI UOMINI SONO PIU’ TORMENTATI DELLE DONNE
Le corna non preoccupano più il grande peccato è abbuffarsi
ROMA
Gli italiani si sentono più in colpa se si lasciano andare con il cibo piuttosto che con il sesso. Commentatori e analisti di laica ortodossia potranno esercitarsi nell’interpretazione di questa classifica stilata dalla rivista «Riza Psicosomatica», che non è un magazine di gossip o vario costume, ma un mensile che si occupa di psicologia, salute e dintorni e che ha deciso di sbattere in copertina l’ossessione di quelli che definisce «i veleni della mente». Perchè, che gli italiani - ammaestrati da secoli di cultura cattolica - siano dei campioni nei sensi di colpa con tutto il loro apparato conseguenziale di tormenti, rimorsi e dubbi lo si sapeva da tempo. Ma che mettere le corna a mogli, mariti e fidanzati/e procuri meno problemi di una grande abbuffata o di un improvviso raptus di shopping compulsivo o di un lasciarsi andare a una certa trasandatezza nell’aspetto rappresenta una sorpresa, in particolare per l’entità del fenomeno.
Sentirsi inadeguati
Nel Paese che intorno all’Inferno e al Paradiso ha costruito il suo più riverito poema nazionale e che, almeno fino a un po’ di anni fa, imparava a memoria fin dalla più tenera età il nome dei sette peccati capitali, otto persone su 10 soffrono di sensi di colpa in modo più o meno forte. Fin qui tutto nella norma. La ricerca - che è stata condotta su un migliaio di italiani tra i 25 e i 55 anni - inizia a fornire le prime sorprese, quando si scopre che a sentirsi macchiati dal senso di colpa sono gli uomini (44%) molto più che le donne (33%). E dovrà pur indurre a riflettere il fatto che chi prova rimorso per gli sbagli o le cattive azioni commesse non ha in mente i precetti religiosi, se non per un misero 7%. Ben più importante appare il giudizio delle persone care (32%), la disapprovazione sociale in genere (24%) o il rendersi conto da sé di non essere stati all'altezza della situazione (18%). Sentirsi in colpa, oggi, significa provare rimorso (29%) o vergogna (22%); ma anche qualcosa di più moderno e legato ai traguardi e alle sfide imposte da una società in rapida evoluzione e impostata su modelli forti, come accorgersi di essere deboli (17%), il non sapersi accettare (9%) o ancora il semplice sentirsi inadeguati (6%). L’amore, terreno principe dei peccati e dei sensi di colpa, è una sfera maschile. A soffrire sono soprattutto gli uomini (uno su tre, 32%). Le donne che tradiscono si sentono colpevoli soltanto nel 19% dei casi, ovvero meno di una su cinque. Al contrario, sembrano soffrire di più per peccati legati alla vita sociale in genere (34%) o alla famiglia in senso lato (23%), in gran parte di sicuro per i figli e quello che dovrebbero fare per loro e non riescono a fare per motivi di lavoro.
La lista del 2006
Ma ecco la lista dei sette peccati capitali del 2006: innanzitutto eccedere con il cibo, argomento molto sentito soprattutto dopo i periodi festivi. Al secondo posto spendere senza freni. Al terzo in classifica c'è l'aver trascurato figli e famiglia. Ne sono vittima, in particolar modo, quei quarantenni che, oberati dal troppo lavoro o eterni adolescenti, dimenticano i loro doveri di partner o genitore. Altri sensi di colpa frequenti sono, nell'ordine, quello di deludere o tradire le aspettative degli amici, di non essersi impegnati abbastanza o addirittura di aver fallito in ambito lavorativo, o di non curarsi abbastanza del proprio aspetto fisico. In fondo alla lista, solo al setti
posto, il tradimento del partner.
Ricominciare da capo
Ma come affrontano i sensi di colpa gli italiani? Uno su tre (32%) preferisce non pensarci e dimenticare in fretta, mentre gli altri si dividono fra coloro che cercano in qualche maniera di rimediare (23%), coloro che cercano di mettersi a posto la coscienza facendo qualcosa per gli altri (15%), quei pochi (11%) che cercano di farsi perdonare e, infine, quelli che cercano di essere un po’ più indulgenti verso se stessi (6%) e, perchè no, ricominciare da capo.
Copyright ©2006 La Stampa 9 gennaio 2006
>>>>>>>>>>>>>
|
BERLUSCONI, OPERA DA MUSEO

Un artista svizzero ha trasformato in sapone il grasso tolto dai fianchi del premier con una liposuzione
15.000 euro per un pezzo di grasso berlusconiano trasformato in un'opera di arte moderna (nella foto). È questo il prezzo per l'ultima creazione dell'artista italiano - svizzero d'adozione - Gianni Motti che dichiara all'autorevole settimanale "Weltwoche"di aver ottenuto la massa di grasso che il Presidente del Consiglio, in un intervento di un anno e mezzo fa, si sarebbe fatto togliere in una clinica svizzera. Di quel grasso Motti ne ha fatto un sapone che sarà esposto dal 14 giugno alla rassegna di arte moderna "Art Basel". Nome dell'opera: "Mani pulite".
Secondo la ricostruzione del periodico svizzero, Gianni Motti, 47 anni, sarebbe venuto in possesso del grasso presidenziale per pura fortuna ossia tramite un amico che lavora proprio nella clinica a Lugano in cui il premier si è ritirato all'inizio del 2004 e dalla quale è uscito qualche giorno più tardi visibilmente dimagrito, sia in viso che sui fianchi.
Sembrerebbe quindi che si tratti proprio dei resti dell'ormai famoso intervento del nostro capo di governo. Avendoli in mano, Motti, artista "d'azione", mai avaro di provocazioni - nel '97 si infiltrò in una seduta dell'ONU e, prendendo il posto di un diplomatico indonesiano, tenne pure un breve discorso - cominciò immediatamente a chiedersi cosa "di artistico" ne potesse fare. "Mi è venuto in mente che spesso si usa grasso animale per fare i saponi. Ma pensavo anche all'operazione Mani Pulite, che è diventato poi il titolo della creazione. Comunque, all'idea di usare un pezzo di vero Berlusconi per lavarsi mi sono divertito subito".
È difficile immaginare che un possibile acquirente vorrà fare proprio questo uso del sapone, dal momento che si tratta di un'opera unica del valore di circa 15.000 euro. Ma Motti è sicuro di vendere la sua opera. "Forse la comprerà Berlusconi stesso - suppone - si sa che spesso acquisisce tutti i diritti di una foto che lo mostra in modo sfavorevole solo per impedirne la diffusione. Così potrebbe anche fare con il sapone, ma probabilmente non lo farà, perché si sa anche che in realtà non apprezza l'arte moderna".
9 giugno 2005 - Carsten Wollenweber |
|
|
|
|
| |
|