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Piemonte

 

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L’analisi della nostra « laboratorista » Claudia: 

 

I CARDINALI PER INDICARE IL TEMPO

Per indicare particolarmente l'anno, il giorno, l'ora, si usano i numeri cardinali, posponendoli al sostantivo.

L'anno si pone in numero singolare:
Nell'anno millecinquecento quattro ...
Un uso al plurale degli anni, indica piuttosto un periodo di tempo:
L’età del jazz ha inizio negli anni ‘20

Il giorno si pone semplicemente al singolare quando se ne indica uno in particolare, e al plurale per indicare più giorni o un periodo:
Il giorno quattro d'Aprile
In quelle calde giornate di luglio

L'ora si pone al plurale:
Le ore tre, le ore cinque, alle ore dieci.
In italiano non si dice:
A dieci ore, a quattr'ore ecc.

Le ore hanno sempre l'articolo al femminile plurale, ad eccezione dell’una (one o'clock), sebbene in alcune regioni d'Italia si usi il plurale anche in questo caso:

Sono le due
E' l'una (ma raramente anche: sono le una)

I toscani, per indicare l'una, ossia l'ora prima, usa dire il tocco, dal costume che vi è di suonare quell'ora con un solo tocco di campana; aggiungendo di notte o dopo mezzanotte, quando non si tratti di quella del giorno; per esempio era il tocco, ti aspetto al tocco, era il tocco di notte.

Comunemente si omettono i sostantivi, lasciando soltanto i numerali; per esempio:
Il milleottocento ottanta, il mille,
Il tre Aprile o di Aprile, il due Dicembre o di Dicembre;
Le due, le quattro, le sei; oggi vieni alle cinque… il film inizia alle venti…

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A PIEDE LIBERO

A piede libero è un modo di dire molto usato nella lingua italiana.
Questa espressione indica chi è in attesa di un processo senza essere in prigione, o colui che è ricercato per un crimine e in fuga.
Questo modo di dire deriva dal fatto che nel Medioevo i piedi dei carcerati venivano chiusi da dei ceppi.
Equivalente in inglese: on bail

TRASFERTO, TRASFERIMENTI…. TRASFERTA ???
TRASFERTO  non si dice.

TRASFERTO  part. pass. di Trasferire. Trasferto può essere usato per quanto riguarda sedi d'uffici o attività commerciali. Può riferirsi anche a persone per quanto riguarda il campo lavorativo: " Marco è stato trasferito al al reparto vendite" 

TRASFERIMENTO sm il trasferire di denaro, il trasferirsi ( trasloco) di una persona in un'altra città. (di solito in modo permanente)

La TRASFERTA sf viaggio compiuto da pubblico funzionario per motivi di servizio.
Termine usato anche in campo sportivo:"La nazionale italiana di calcio è in trasferta in Belgio."

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Le preposizioni fra e tra hanno lo stesso valore e si preferisce l’una all’altra per ragioni d’eufonia per evitare l’incontro degli stessi gruppi di consonanti.
Si dirà meglio :
- fra Trapani e Palermo
- tra Francia e Spagna
- tra Firenze e Siena
- tra fratelli
- fra strada e campagna, etc.
In genere l’uso tende a fare prevalere la forma fra.

Con i pronomi personali le particelle fra e tra possono anche assumere la preposizione di:
- tra noi e fra di noi
- tra loro e tra di loro, etc.

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La lingua e’ lo strumento attaverso il quale possiamo esprimerci e comunicare con gli altri. Ma questa non è statica e subisce continuamente influssi da contesti diversi. Per esempio, l’italiano ha acquisito vocaboli tanto dai propri invasori quanto dai propri commercianti..
Sapete che parecchie parole italiane derivano dall’arabo ?
Facciamo qualche esempio:
• ammiraglio da “âmir al bahr”, principe del mare
• arsenale da “as-sinâ’a », luogo di costruzione e di rifornimento di navi
• carciofo da “kharchûf”, pianta erbacea
• fondaco da “funduq”, deposito di merce
• giubba da “”jubba”, vestito largo che copre tutto il corpo
• magazzino da “makhâzin”, edificio per depositate merci
• zibibbo da “zabîb”, uva secca
• zerbino da “”zurbiyy”, tappeto, cuscino

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LA FIERA DELLE PAROLE
Nei più importanti dizionari della lingua italiana entrano quasi ogni anno nuove parole spesso prese in prestito da una lingua straniera o italianizzate.
Ma ci mancano davvero le parole?
Basta pensare un po’ a tutte le parole derivanti dall’uso del Computer che ovviamente in italiano si potrebbe dire calcolatore o elaboratore ( meglio lasciar perdere poi anche l’altra definizione italiana di cervello elettronico, che fa paura!)
Ci sono termini italianizzati che derivano dall’inglese a cui viene aggiunto un ridicolo ARE finale per essere trasformato in un “ naturalissimo” verbo italiano:
CLICCARE – DOWNLODARE/ DAUNLODARE – FORWARDARE / FORUARDARE – SCANNERIZZARE, DELETARE, ecc
Se alcune parole derivano semplicemente da un suono onomatopeico che sia in inglese che in italiano potrebbe scriversi allo steso modo, cioè quello di fare un clic, altri invece sono dei sinonimi forzati di parole già esistenti che in italiano hanno la stessa traduzione, come è il caso di Download: scaricare o di Forward: inoltrare, Delete: cancellare
Tanto l'inglese scan quanto l'italiano scandire derivano dal latino “scandere”.
Già molto tempo prima della diffusione dell'informatica (e degli scanner) il termine scandire significava, tra l'altro « esplorare un'immagine con un fascio di luce, percorrere uno schermo con un fascio di elettroni ».
Tutti concordano sul fatto che l'operazione debba chiamarsi scansione di un'immagine, di un testo; e scansione è chiaramente un sostantivo derivato dal verbo scandire.
Di conseguenza: lo scanner serve a scandire un'immagine, un testo e non a Scannerizzarli!!

Ma se il termine “scandire” lo abbiamo già, perché ci si dibatte ancora su quale termine utilizzare tra Scannerizzare, che dopo tanti anni di carriera lotta per la vita contro il deforme Scansionare, il viscido Scansire e il sanguinario Scannare?!

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Approfondire una lingua si fa spesso attraverso la conoscenza delle sue locuzioni e proverbi.
Eccone alcuni :
• ‘E inutile piangere sul latte versato : è inutile rammaricarsi di una malefatta già commessa
• Non è pane per i suoi denti : è una cosa superiore alle sue capacità
• Una ciliegia tira l’altra : una cosa tira l’ altra o una parola tira l’altra
• Non tutte le ciambelle riescono col buco : cio che abbiamo predisposto non riesce sempre secondo i progetti
• mangi questa minestra o salti questa finestra : si usa quando non si ha una terza via d’uscita
• Le bugie hanno le gambe corte : le bugie presto o tardi vengono scoperte
• Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino : si dice per avvertire del rischio crescente che si corre nel ripetere troppe volte imprese pericolose
• Non si puó avere la botte piena e la moglie ubriaca :vale per chi vorrebbe cose contrastanti e certi vantaggi senza le necessarie spese

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SCHERZANDO SI IMPARA
Un tizio sta tranquillamente camminando per la sua strada, quando ad un certo punto viene assalito da tre malviventi. Il poveretto sta per avere la peggio quando all'improvviso sbuca all'orizzonte uno strano personaggio: su di un cavallo nero, indossa una maschera nera, un cappello nero ed un mantello nero e sul cappello si vede una grande Z. Con la sua spada in pochi istanti sconfigge i delinquenti e libera il malcapitato. Questi appena può lo guarda e fa:
- Grazie Zuperman!!

Questi:
Oltre ad essere il plurale di “questo” aggettivo dimostrativo singolare, ha anche un altro significato.
QUESTI, come pronome dimostrativo maschile singolare, ha una funzione quasi esclusivamente di soggetto ed indica una persona presente o della quale si sia appena parlato. Nell’esempio della barzelletta, « questi », si riferisce al malcapitato.

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FINALMENTE – ALLA FINE

FINALMENTE in italiano è utilizzato poco spesso con il significato di “alla fine – al termine – in definitiva, da ultimo” e tali espressioni alternative invece vengono preferite.
L’uso più specifico e più proprio del “Finalmente” in italiano è quello del tono esclamativo che esprime soddisfazione per il realizzarsi di qualcosa di atteso, di sperato.
La sfumatura è lieve e spesso per alcuni stranieri è difficile percepirla.
La parola francese « finalement », o quella inglese « finally » traducono « alla fine, da ultimo » non « Finalmente ».
Es :
Finalmente è finita la scuola! Finalmente sono arrivate le vacanze!
Finalmente era ora!
Il primo ad arrivare alla festa è stato Luigi, poi Corrado e solo alla fine Rossella.

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